Orientalia editrice Casa editrice indipendente nata nel 2010
Home » Notizie

Notizie

La casa dell'oppio su Criticaletteraria.org

Quei velenosi frutti della terra: La casa dell'oppio di Su Tong
di Mattia Nesto
 31.8.18

Non è troppo difficile sostenere come davanti a La casa dell'oppio di Su Tong, ripubblicato in una bellissima nuova edizione da Libreria Editrice Orientalia per la traduzione, ancora una volta, di Rosa Lombardi, siamo di fronte a uno degli esempi più importanti della cosiddetta letteratura cinese contemporanea, addirittura del suo filone sperimentale. La casa dell'oppio è infatti un romanzo breve che affonda le radici (quali migliori parole da usare!) nella storia della Cina, quella immediatamente prima e immediatamente dopo La Grande Marcia di Mao e la susseguente rivoluzione. In un Paese/Continente come la Cina dove si è abituati a uno scorrere del tempo più lento e grave e dove tutto, volente o nolente, viene inglobato all'interno del modo di vivere "alla cinese", lo strappo che si è consumato con la Rivoluzione, reale e culturale, operata da Mao è stato fortissimo e, ovviamente, foriero di moltissime riflessioni, laddove la censura del Partito Unico lo permetta, da parte di numerosi intellettuali e scrittori. E tra questi intellettuali e scrittori, la voce di Su Tong è una delle più forti e nitide perché egli non riduce il discorso a una mera analisi storica dei fatti, di per sé impossibile vista la vicinanza temporale, ma, perfettamente "alla cinese", scarnifica e presenta al lettore gli immortali schemi che guidano le azioni degli esseri umani: la sete di potere, il desiderio di possesso e la pulsione erotica. Questi sentimenti, umani troppo umani, sono sublimati nel papavero, lo splendido/orrido frutto che regola la vita (e la morte) delle donne e degli uomini del villaggio Fengyangshu, dove giustappunto è ambientato il romanzo.
       
Un romanzo, dicevamo, breve, perché in poco meno di centocinquanta pagine e in un arco temporale che supera di poco i vent'anni, Su Tong, attraverso un registro stilistico vario e sperimentale, con il discorso diretto che tracima nel monologo interiore per poi passare a un personaggio terzo alla vicenda (procedimento questo molto affascinante e che certifica anche il carattere sperimentale del lavoro), presenta una storia abbastanza peculiare della società cinese: l'ascesa e il tramonto di una famiglia di proprietari terrieri, arricchitasi enormemente a seguito del commercio dell'oppio e poi, all'indomani della Rivoluzione, spogliata con la forza di tutti i suoi averi.
 
Detto così sembrerebbe il più o meno classico romanzo borghese europeo di fine Ottocento e inizio Novecento, ma siamo proprio fuori strada. Quello che rende davvero affascinante questo La casa dell'oppio è il modo in cui vengono descritte le vicende, raccontate da Su Tong con la gravità di un monsone e l'ineluttabilità dell'arrivo dell'inverno, eppure senza mai concedere neppure un grammo alla retorica o al romanzo d'appendice. 
 
Il libro infatti è essenziale, esile eppure gravido di fatti e di sorprese, con svariati personaggi che si avvicendano sulla scena e che, seguendo qui un modello orientale di grande successo (riproposto anche negli odierni manga) per il quale "tutti sono imparentati con tutti", il sangue famigliare è un mero viatico non per compattare il proprio clan ma anzi è foriero di lutti, omicidi e lotte per il potere.
 
Il placido centro rurale di Fengyangshu insomma è il punto nevralgico dove le contraddizioni della Cina stordita dall'oppio e messa in ginocchio dalle potenze occidentali prima e dal rampante impero nipponico poi, e di quella rivoluzionaria desideroso di fare piazza pulita di tutto quell'impianto di valori perpetrati per secoli ne "l'impero di Mezzo" (così come i cinesi stessi chiamavano la loro nazione), entrano in conflitto e deflagrano, coinvolgendo i componenti delle varie famiglie, più o meno allargate, che andiamo a conoscere.
 
Padri, figli, amanti, banditi, servi, operai, schiavi, madri e prostitute: tutti i tipi sociali della Cina eterna scorrono tra le pagine de La casa dell'oppio, lasciando il lettore sì avvinghiato alle vicende ma soprattutto al tono con cui vengono raccontate, che piano piano non può che ricordare il suono deciso e solo apparentemente monotono di qualche strumento della tradizione cinese. 
 
Questo romanzo breve è insomma un viaggio di sola andata in un Paese eterno e immortale con il quale, presto o tardi, tutti quanti noi dovremo fare i conti.
 

Mattia Nesto
https://www.criticaletteraria.org/2018/08/Su-tong-la-casa-dell-oppio.html

Regolamento concorso "CI NARRIAMO"

Regolamento concorso "CI NARRIAMO" -          Orientalia editrice

CI NARRIAMO 

CONCORSO LETTERARIO PER RACCONTI BREVI  

 

1.     Organizzatori: Orientalia Editrice, con sede presso Pagina 2, Via Cairoli, 63 – 00185 Roma e Associna - Associazione Seconde Generazioni Cinesi;

2.     Titolo del concorso: CI NARRIAMO – Storie tra identità e alterità. Concorso letterario per racconti brevi scritti dalle nuove generazioni sino-italiane nate o cresciute in Italia.

3.     Finalità: L'obiettivo del concorso è quello di dare voce alla narrazione dell'elaborazione identitaria dei sino-italiani nati o cresciuti in Italia attraverso racconti di storie reali o di fantasia.

4.     Scadenza: 31/08/2018.

Chi può partecipare: Il concorso è aperto a tutti i sino-italiani nati o cresciuti in Italia che abbiano compiuto 15 anni al 31/12/2017. Per sino-italiani si intende persone nate in Italia da genitori cinesi; persone nate in Cina ma che si sono trasferite in giovane età in Italia, dove hanno compiuto anche gli studi scolastici; figli di coppie miste italo-cinesi.

La partecipazione al concorso è gratuita ed implica l'accettazione del presente regolamento.

6.     Modalità di partecipazione: Ogni partecipante dovrà inviare - in un’unica email – 1) un file con un elaborato inedito e 2) un file contenente i propri dati personali (nome, cognome, recapito telefonico e indirizzo di posta elettronica) con una breve descrizione delle proprie origini. I dati verranno trattati secondo le vigenti norme sulla privacy.

7.     Contenuti dell'elaborato: L'elaborato inviato può essere un fatto realmente accaduto o frutto della fantasia, un ricordo, una propria esperienza personale, un accadimento raccontato in prima o in terza persona e ambientato in qualsiasi epoca. Non ci sono particolari restrizioni, purché venga rispettata la finalità indicata al punto 3.

Caratteristiche dell'elaborato: Sono ammessi esclusivamente racconti brevi con le seguenti caratteristiche:

a) Lunghezza minima 7 cartelle, massima 15 cartelle (una cartella 30 righe, una riga 60 battute, spazi inclusi = 1800 battute a cartella);

b) Essere scritti in italiano (sono ammesse brevi parti in lingua e/o alcune inflessioni dialettali);

c) Essere scritti al computer, con font Times New Roman, corpo 12, interlinea semplice e salvati come documento Word (.doc).

d) Ogni racconto dovrà riportare all'inizio il titolo e il nome dell'autore.

Non sono ammessi elaborati scritti a mano.

9.     Modalità e termine di consegna degli elaborati: Ogni racconto dovrà essere inviato esclusivamente all'indirizzo di posta elettronica info@orientalia-editrice.com entro e non oltre il 31/08/2018. Non saranno accettati racconti inviati per posta normale, consegnati a mano o inviati tramite siti di condivisione dati (ad es. wetransfer, dropbox, ecc.).

10.  Giuria: Tutti i racconti che risponderanno alle caratteristiche sopraelencate saranno valutati da una giuria selezionata appositamente dagli organizzatori per il concorso.

11.  Selezione dei racconti: I migliori elaborati selezionati dalla giuria andranno a formare una raccolta di racconti che saranno pubblicati dalla casa editrice Orientalia. La pubblicazione è prevista per il 2019. Non sono previsti premi in denaro per gli autori dei racconti né diritti d'autore. Ogni concorrente presente all'interno della pubblicazione avrà diritto ad una copia omaggio del libro stampato.

12.  Privacy, responsabilità dell’autore e facoltà di esclusione: Ogni partecipante è responsabile del materiale da lui presentato al concorso. Pertanto si impegna ad escludere gli organizzatori da ogni responsabilità nei confronti di terzi, anche nei confronti di eventuali soggetti descritti nei racconti. Il concorrente dovrà informare gli eventuali interessati (persone nominate e/o descritte) nei casi e nei modi previsti dal D. Lg. 30 giugno 2003 n. 196, nonché procurarsi il consenso degli stessi. In nessun caso i racconti inviati potranno contenere dati qualificabili come sensibili. Ogni partecipante dichiara inoltre di essere l'unico autore dei racconti inviati e che essi sono originali, inediti e non in corso di pubblicazione, che non ledono diritti di terzi e che qualora descrivano soggetti per i quali è necessario il consenso o l’autorizzazione egli l’abbia ottenuto. Gli organizzatori si riservano, inoltre, di escludere dal concorso e non pubblicare i racconti non conformi nella forma e nel soggetto a quanto indicato nel presente concorso oppure alle regole comunemente riconosciute in materia di pubblica moralità, etica e decenza. Non saranno perciò ammessi elaborati ritenuti offensivi, impropri e lesivi dei diritti umani e sociali.

13.  Diritti d’autore e utilizzo del materiale in concorso: I testi inviati non saranno restituiti ma rimarranno a disposizione della redazione di Orientalia Editrice. I concorrenti autorizzano sin d’ora gli organizzatori all’eventuale pubblicazione e alla diffusione delle composizioni, nonché alla riproduzione parziale sulle proprie pagine web e social, con la citazione dell'autore e senza pretesa di compenso alcuno per diritti d’autore. I dati personali forniti dai concorrenti saranno utilizzati secondo quanto previsto dal D.Lg. 30 giugno 2003 n. 196. Il materiale inviato non sarà restituito.

La partecipazione al concorso implica l’accettazione delle norme contenute nel presente bando, pena l’automatica esclusione dallo stesso, nonché del giudizio insindacabile della Giuria.

 

Lussuria e pregiudizi imperiali - Pagina 99

Lussuria e pregiudizi imperiali - Pagina 99 -          Orientalia editrice

«Oggi vi racconterò di un uomo straordinariamente brutto e vile d’aspetto, che per aver lasciato dimorare il suo cuore nell’impuro diede luogo a una storia veramente fantastica!».
Cominciano  così Le avventure di un ragazzo brutto, novella a tratti pornografica e a tratti omoerotica scritta intorno al 1630 nella Cina del sud, all’apice storico e geografico della di nastia dei Ming. L’ordinario di lingua e letteratura cinese Giovanni Vitiello, che proprio sull’omosessualità maschile della Cina tardo imperiale si è specializzato, non riesce ad accedere alla  copia  conservata  nella  biblioteca di Pechino ma consulta quelle conservate a Taiwan e in Giappone e, tramite una serie di casualità, entra in possesso di una trascrizione proprio a Berkeley, dove all’epoca  era  ricercatore.  Il racconto, magnificamente  tradotto, segue  le gesta di Niu Jun, studente di rara intelligenza bullizzato dai suoi compagni perché «brutto e bizzarro d’aspetto». Attraverso l’espediente narrativo del sogno, il ragazzo verrà trasformato in adone, scoprirà le gioie della sodomia e diventerà regina.  Godrà anche di donne vestendo prima l’identità maschile e poi quella femminile. Infine, dopo esser stato violentato da centinaia di soldati, con lo «spirito provato» e il «culo rotto», si risveglierà convinto ad abbandonare sia la lussuria che gli studi confuciani per ritirarsi nelle montagne a seguire «il cammino della perfezione spirituale».
Cecilia Attanasio Ghezzi

Le avventure di un ragazzo brutto - Recensioni

Le avventure di un ragazzo brutto - Recensioni -          Orientalia editrice

Corpo a corpo con il desiderio fatale

- Simone Pieranni, 04.02.2017

Cina. Apprendistati alla sessualità attraverso due testi che, dalla Cina a Taiwan, ne raccontano gli elementi culturali. Il primo è del 1600 e ha come titolo «Le avventure di un ragazzo brutto». L'altro è «Le ultime lettere da Montmartre» della scrittrice Qiu Miaojin, icona lesbica scomparsa a soli 26 anni

Fa un certo effetto leggere Le avventure di un ragazzo brutto (traduzione e cura di Giovanni Vitiello, Orientalia, 13 euro), romanzo omo-erotico pubblicato intorno al 1630 in Cina, alla luce dell’attuale politica della dirigenza pechinese in tema di omosessualità, basata sui tre no: «Non si approva, non si disapprova, non si promuove». O forse leffetto è determinato dalla grandezza della letteratura, capace di irridere il potere anche a secoli di distanza.

OGGI FINALMENTE in Cina lomosessualità non è più considerata una malattia e benché resistano ancora cliniche «per guarirne», il movimento Lgbtq ha ottenuto importanti risultati. Per chi poi ha una curiosità vivace, un simpatico gioco della copertina de Le avventure di un ragazzo brutto permette di schernire anche chi, ancora oggi, ha un atteggiamento serioso e ufficiale nei confronti di certi atteggiamenti della leadership cinese: il potere ha il pregio, talvolta, di rendersi ridicolo, per fortuna.

Il racconto presentato dalla collana «Classici» di Orientalia è stato scritto poco prima della caduta della dinastia Ming (1368-1644) e fa parte di una raccolta di novelle dal titolo Essenze fragranti di primavera, scritte da un certo Maestro Cuor di Luna Ebbro del Lago Occidentale, a indicare probabilmente uno pseudonimo in grado di suggerire la provenienza geografica (Hangzhou, in particolare).

La storia narrata è la seguente: il giovane Niu Jun è un ragazzo brutto e viene evitato dai suoi amici. Anzi, in occasione di una celebrazione della primavera, ovvero dell’amore, è tagliato fuori dai festeggiamenti dei suoi coetanei. Ma a Niu Jun improvvisamente è concesso «un destino parallelo»: si ritrova bello e gli viene permesso di navigare nei suoi sogni di piacere. E al primo posto nella sua classifica dei desideri erotici cè quello omosessuale; non è l’unico ma è il preponderante. Niu, effettuando una trasformazione di genere completa, diventa così la Regina, consorte del Re del Regno dei Figlimaschi.

Si tratta, come sottolineato nella postfazione, dell’unica relazione a cui Niu Jiu sarà interessato, perché nel bel mezzo di ogni sua peripezia, è dal Re che vorrà tornare. Poi la Regina Niu si congeda dal Re, per adempiere al rituale necessario affinché possa avere un figlio. Nel suo percorso la regina Niu è insidiata da personaggi che hanno in mente di violarla, finché non arriva nel Regno del Sacro Femminino. Infine torna dal Re, non prima di essere «disturbata» da un intero esercito, formato dai soldati di Cammellandia.

IN QUESTI PASSAGGI è interessante notare come le insidie violente, il «desiderio stupratore», arrivi sempre dall’esterno; concetto insito nella cultura cinese. Come scrive Vitiello nella postfazione, «la narrativa sadomasochistica – come sessualità periferica, come perversione – riflette qui un più ampio discorso culturale su dentro e fuori: sulla Cina e il suo Altro». Infine, il giovane Niu si sveglia e decide di dedicarsi all’isolamento e alla meditazione. Un percorso buddista, raccontato attraverso avventure erotiche e non solo, concepito come un rito di iniziazione verso lilluminazione a dimostrare la grandezza letteraria del 1600 cinese. Il ritrovamento del manoscritto, la sua traduzione e cura, sono raccontati da Giovanni Vitiello nell’introduzione, mentre nella postfazione l’opera viene inserita all’interno di un filone più vasto che concepisce l’utilizzo del principio erotico

per finalità puramente spirituali.

Altro elemento intrigante, nell’ottica di leggere l’opera come la manifestazione di elementi culturali cinesi meno conosciuti, è la contrapposizione, o sovrapposizione, tra il mondo maschile del Regno di Figlimaschi e il Regno del Sacro Femminino: a prima vista, infatti, i due regni sembrano paralleli. Ognuno è dotato di proprie «istituzioni» e usi, che appaiono a una prima vista totalmente uguali, benché appoggiati sulla diversità di genere. Ma non è così, perché istituzioni e privilegi alla fine li differenziano. «Gli uomini del regno di Figlimaschi godono non solo dei comuni privilegi della condizione maschile, ma si sono anche assicurati il potere femminile (sebbene per via indiretta) di generare». Come dimostra Niu, sono gli uomini e non le donne che ricorrono a un sogno che permette loro di unirsi a una donna e generare un figlio (consegnato da lei un anno dopo circa il concepimento). Al contrario, nel regno del Sacro Femminino, «il sistema riproduttivo è ancora l’arena di una donna, ma non può prescindere da un surrogato fallico» (le cui dinamiche le lasciamo scoprire al lettore del volume). Quello che ci interessa notare è che nel 1600, mentre ci si diverte con una grande ampiezza di dettagli omo-erotici, il desiderio femminile (e lesbico) sia del tutto assente.

Rosa rosa amore mio - Recensioni

Rosa rosa amore mio - Recensioni -          Orientalia editrice

2 MARZO 2015  di Marco Del Corona

Le vie dell'Asia - "Taiwan parla e scrive in catanese"

Si mise a fàrici i complimenti: “Prufissuri, certo ca parlate preciso a un libro stampato”». Sicilia? No: Taiwan. La Taiwan di Wang Zhenhe (1940-90), uno dei più importanti scrittori dell’isola rivendicata dalla Cina, ma di fatto indipendente dal 1949, del quale arriva ora “Rosa rosa amore mio” (Libreria Editrice Orientalia, pp. 356, euro 15). Un’isola per l’altra, l’Oriente che si fa Mediterraneo. È la strategia di Anna Di Toro per tradurre l’impasto linguistico della vicenda grottesca di una cittadina che durante la guerra del Vietnam attende soldati americani in licenza. Gran fermento tra notabili locali e prostitute, soprattutto. Se Wang ha utilizzato cinese mandarino, dialetto, anglismi e scorie della dominazione giapponese, così Di Toro, mischiando italiano e catanese, non s’è limitata a una traslazione geografica. Viene da ripensare all’iper-lombardo con il quale Furio Jesi rese la parlata bavarese del signor Permaneder ne “I Buddenbrook” di Thomas Mann (Garzanti). La Sicilia di Di Toro recupera così la polifonia di Wang e le sue implicazioni: i tic di una comunità chiusa, il confronto col diverso, le dinamiche tra i sessi e tra cittadini e potere. Funziona.

Twitter @marcodelcorona